Celestino Fecchi
Revue de presse

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Culturel Libri Con il cuore e con la volontà: una storia di famiglia, radici e perseveranza
22.09.2026 Passaparola-intervista a cura di Maria Grazia Galati

Culturel Libri Con il cuore e con la volontà: una storia di famiglia, radici e perseveranza

Nato in Lussemburgo, famiglia umbra, una vita intensa fra lavoro, ottimi traguardi nel karate e volontariato con i detenuti. E raccontata in un bellissimo libro che è “lettera aperta” ai suoi tre figli. Celestino Fecchi

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Culturel Libri Con il cuore e con la volontà: una storia di famiglia, radici e perseveranza
22.09.2026 Passaparola-intervista a cura di Maria Grazia Galati

Culturel Libri Con il cuore e con la volontà: una storia di famiglia, radici e perseveranza

Nato in Lussemburgo, famiglia umbra, una vita intensa fra lavoro, ottimi traguardi nel karate e volontariato con i detenuti. E raccontata in un bellissimo libro che è “lettera aperta” ai suoi tre figli. Celestino Fecchi

Telecran
26.08.2026 Edition 35/2026

Telecran

Erinnerungen lebendig halten

Celestino Fecchi ha realizzato l’edizione italiana del libro Con il cuore e con la volontà: “Ho mantenuto la promessa fatta al sindaco Fiorucci”
09.06.2026 Vivo Gubbio

Celestino Fecchi ha realizzato l’edizione italiana del libro Con il cuore e con la volontà: “Ho mantenuto la promessa fatta al sindaco Fiorucci”

Celestino Fecchi racconta nel libro “Di cuore e di volontà” la sua vita in Lussemburgo con le radici eugubine
07.09.2025 Vivo Gubbio

Celestino Fecchi racconta nel libro “Di cuore e di volontà” la sua vita in Lussemburgo con le radici eugubine

Article paru dans la presse italienne

Article de presse
28.05.2025 REVUE

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8 textes disponibles

Culturel Libri Con il cuore e con la volontà: una storia di famiglia, radici e perseveranza
22.09.2026 Passaparola-intervista a cura di Maria Grazia Galati

Culturel Libri Con il cuore e con la volontà: una storia di famiglia, radici e perseveranza

Nato in Lussemburgo, famiglia umbra, una vita intensa fra lavoro, ottimi traguardi nel karate e volontariato con i detenuti. E raccontata in un bellissimo libro che è “lettera aperta” ai suoi tre figli. Celestino Fecchi

Come nasce De cœur et de volonté (Edition Baudelaire, 2025) e perché?

Questo libro è nato in un momento in cui la vita mi ha costretto a fermarmi. Dopo la rottura del tendine d’Achille, avvenuta durante un campionato nazionale di karate, sono rimasto immobilizzato per quasi quattro mesi: per la prima volta non potevo più correre, lavorare, allenarmi e occuparmi degli altri come avevo sempre fatto. Riordinando la soffitta ho trovato un libro offerto dai miei figli con alcune domande sulla propria vita: ho iniziato a rispondere senza pensare di scrivere un vero libro, ma una domanda ne suscitava un’altra e, poco alla volta, sono riemersi volti, parole, profumi e momenti che credevo dimenticati. Scrivendo mi sembrava di ritrovare mio padre, risentire la voce di mia madre, tornare nella casa della mia infanzia: ho capito che quei ricordi erano la storia dei miei genitori e di tante famiglie emigrate in Lussemburgo. Ho scritto per dire grazie a loro, ma soprattutto per lasciare qualcosa ai miei figli. Un giorno potranno aprire questo libro e ritrovare una parte di me, impedendo che l’amore e i sacrifici della nostra famiglia scompaiano nel silenzio.

Sei un italiano nato in Lussemburgo, figlio di italiani: questo percorso cosa ti ha aggiunto e cosa ti ha tolto?

Sono cresciuto con un piede in Lussemburgo e il cuore spesso rivolto verso l’Italia. Fuori casa parlavo lussemburghese e vivevo come gli altri bambini, ma appena attraversavo la porta di casa, entravo in un piccolo pezzo d’Italia, dove si parlava italiano, si mangiava italiano e si vivevano i valori portati dai miei genitori. Questa doppia appartenenza mi ha dato moltissimo: mi ha insegnato ad aprirmi agli altri, a rispettare le differenze e a sentirmi vicino a persone di culture diverse. Anche quando, da ragazzo, sentivo qualche parola a sfondo razzista, non ho mai avuto davvero la sensazione di non appartenere al Lussemburgo. Ma questo percorso mi ha tolto anche qualcosa: l’Italia della mia infanzia era il luogo delle vacanze, dei nonni e dei saluti dolorosi al momento di ripartire; e ogni volta un pezzo del nostro cuore restava là. Per molto tempo mi sono chiesto dove fosse veramente casa mia. Oggi so che il Lussemburgo è il Paese in cui sono nato e ho costruito la mia vita; l’Italia è la terra delle mie radici. Non voglio più scegliere tra le due, perché entrambe fanno parte di me.

Cosa senti di aver trasmesso di italiano ai tuoi tre figli?

Spero di aver trasmesso ai miei figli qualcosa che non si può misurare: il senso della famiglia. Quell’idea profondamente italiana secondo cui, quando una persona che amiamo ha bisogno di noi, non ci si chiede se si ha tempo: si deve esserci. Ho cercato di insegnare loro l’ospitalità, il rispetto per gli anziani, il piacere di stare insieme intorno a una tavola e l’importanza di non dimenticare le proprie origini. A casa dei miei genitori c’era sempre posto per qualcuno: mia madre trovava sempre qualcosa da mettere in tavola, mentre mio padre non avrebbe mai lasciato andare via un ospite senza avergli offerto da bere. Vorrei che i miei figli conservassero questo calore umano e che sapessero che dietro la vita che hanno oggi ci sono il coraggio e i sacrifici dei loro nonni, partiti dall’Italia con poco, ma capaci di costruire tutto attraverso il lavoro e la dignità. Forse non ho trasmesso loro tutta l’Italia, ma spero di aver lasciato nel loro cuore ciò che l’Italia ha dato a me.

Hai mai pensato a come sarebbe stata la tua vita se fossi stato il classico figlio di italiani rimasti sempre in Italia?

Sì, me lo sono chiesto molte volte. Forse sarei cresciuto a Gubbio, circondato dai nonni, dagli zii e dai cugini, vivendo quotidianamente quei luoghi che per me erano legati soprattutto alle vacanze e ai ricordi. Probabilmente avrei avuto un’esistenza più vicina alle mie radici, ma avrei perso tutto ciò che il Lussemburgo mi ha dato: le lingue, gli incontri, le opportunità e la possibilità di crescere tra culture diverse. Penso soprattutto a mio padre, che negli Anni Cinquanta lasciò l’Italia per venire in Lussemburgo, senza sapere quale vita avrebbero avuto i suoi figli: voleva solo lavorare e offrire loro un futuro migliore. Quasi 70 dopo sono tornato a Gubbio con il mio libro e ne ho consegnato una copia al sindaco. Mio padre era partito da quella terra con una valigia piena di speranze; io vi ritornavo con un libro che raccontava la storia della nostra famiglia: per me è stato come chiudere un cerchio.

Il karate occupa un posto importante nella tua vita. Cosa ti ha dato e cosa consiglieresti ai giovani che vogliono avvicinarsi a questa disciplina?

Il karate mi ha dato moltissimo. Prima di tutto tanti amici e mi ha dato fiducia in me stesso. Mi ha aiutato a conoscere le mie capacità, a superare le paure e ad affrontare le difficoltà senza arrendermi. Mi ha insegnato la disciplina, il rispetto, l’autocontrollo e la capacità di rialzarmi dopo ogni caduta, non soltanto sul tatami (tradizionale pavimentazione interna giapponese, ndr), ma anche nella vita. Credo inoltre che oggi sia importante sapersi difendere. Non per cercare lo scontro o dimostrare di essere più forti, ma per sentirsi più sicuri e sapere come reagire in una situazione di pericolo. Per me è importante anche essere in grado, se necessario, di proteggere le persone che amo. Naturalmente, la prima forma di difesa rimane sempre quella di evitare il conflitto, mantenere la calma e cercare di disinnescare la situazione di aggressione. Ai giovani consiglio quindi di avvicinarsi al karate con umiltà e pazienza. Non tutti diventeranno campioni, ma tutti possono acquistare maggiore sicurezza, imparare a rispettare gli altri e diventare più forti interiormente. È proprio questo il dono più grande che il karate mi ha fatto.

Sei volontario per un’associazione che aiuta i detenuti. Ce ne parli?

Quando si parla di un detenuto spesso si vede soltanto l’errore che ha commesso. Ma dietro quell’errore esiste ancora una persona, con una storia, una famiglia, delle ferite e, qualche volta, il desiderio sincero di ricominciare. Aiutare un detenuto non significa cancellare o giustificare ciò che ha fatto: significa credere che un essere umano non debba essere condannato per sempre a restare la persona che è stata nel momento peggiore della propria vita. Attraverso il mio impegno cerco soprattutto di ascoltare e di offrire un po’ di fiducia. Con la mia esperienza nella prevenzione della violenza e nella gestione dei conflitti, provo a trasmettere il rispetto, l’autocontrollo e la responsabilità delle proprie azioni. A volte basta che una persona senta che qualcuno crede ancora in lei per accendere una piccola luce. Non sempre possiamo cambiare la vita degli altri, ma possiamo evitare che si sentano completamente abbandonati: per me, aiutare significa tendere una mano senza giudicare, ma senza nemmeno nascondere la verità.

Sei umbro di origine. Che rapporto hai con la grande comunità umbra del Lussemburgo?

Le mie radici umbre sono una parte profonda della mia identità. Gubbio non è soltanto una città nella quale torno: è il luogo da cui è partita la storia della mia famiglia. Ricordo ancora mio padre che, appena superato il confine, abbassava il finestrino e diceva con orgoglio: «Ah, l’aria italiana!». Mia madre gli rispondeva sorridendo che eravamo ancora in Svizzera, e tutti noi ridevamo. Con la comunità umbra del Lussemburgo sento un legame naturale, perché molte famiglie hanno vissuto una storia simile alla nostra: la partenza, il lavoro duro, la nostalgia e il desiderio di offrire ai propri figli una vita migliore. Quando queste persone leggono il mio libro, spesso mi dicono: «In queste pagine ho ritrovato anche la mia famiglia». Quando ho consegnato il libro al sindaco di Gubbio ho avuto la sensazione che mio padre fosse accanto a me: quel libro era mio, ma apparteneva anche a lui, a mia madre e a tutti coloro che lasciarono l’Umbria portando la propria terra nel cuore.

Intervista a cura di Maria Grazia Galati

L’autore

Celestino Fecchi, nato in Lussemburgo nel 1965 da genitori italiani originari di Gubbio, ha lavorato per più di 20 anni in diverse banche italiane. In seguito ha deciso di cambiare completamente percorso professionale, lavorando al servizio della Città di Lussemburgo come educatore sportivo. È cintura nera 3 Dan, è formatore certificato nella prevenzione della violenza e nella de-escalation (il cui scopo è quello di diminuire l’intensità della situazione di conflitto, ndr). Il libro è anche in versione francese. All’inizio di ottobre uscirà il suo secondo libro in francese, Regards d’un citoyen engagé, nel quale condivide le le sue riflessioni sulla società e sui temi che riguardano la vita quotidiana dei cittadini.

Info : www.celestinofecchi.com
Die Geschichte, die nicht verloren gehen soll
06.09.2026 Luxemburger Wort

Die Geschichte, die nicht verloren gehen soll

In seinem Buch erzählt Celestino Fecchi den Weg seiner Eltern seit ihrer Ankunft in Luxemburg. Es ist aber auch ein Vermächtnis für seine Söhne und soll Werte weitergeben, die seine Familie geprägt haben.

Santina Fecchi-Diamantini sitzt im Altersheim und liest ein Buch. Es ist jedoch kein gewöhnliches Buch, denn es wurde von ihrem Sohn Celestino geschrieben. Der Titel lautet „Con il cuore e con la volontà“, zu Deutsch: „Mit Herz und Willenskraft“. Das Buch ist auf Italienisch verfasst, jener Sprache, die sie bis heute am besten beherrscht. Seite für Seite führt es sie zurück in ein Leben, das sie vor Jahrzehnten hinter sich ließ und doch nie ganz verlassen hat. Zurück nach Gubbio in Umbrien. Zurück zu den Anfängen einer Familie, die in Luxemburg eine neue Heimat fand.

Für Santina sind diese Erinnerungen von unschätzbarem Wert. Ihre Demenz lässt vieles allmählich verblassen. Manchmal vergisst sie sogar, dass ihr Sohn sie regelmäßig besucht. Doch die Geschichten in seinem Buch schenken ihr vertraute Bilder. Sie erinnern sie an glückliche Jahre, an Herausforderungen, an Mut und Zusammenhalt.

Genau das war Celestino Fecchis Intention, als er dieses Buch schrieb. Es soll Erinnerungen bewahren, bevor sie verloren gehen. Es ist eine Hommage an seine Eltern, eine Geschichte über Migration und Neuanfang. Vor allem aber ist es ein Vermächtnis für seine drei Söhne.Ein Koffer und die Hoffnung auf Rückkehr
Seine Geschichte beginnt lange vor seiner eigenen Geburt. Seine Mutter Santina hat ihre Heimatstadt Gubbio im Alter von 13 Jahren verlassen, um in Rom als Haushaltshilfe und Kindermädchen zu arbeiten. Bei einem ihrer seltenen Besuche in der Heimat begegnet sie Giuseppe Fecchi, den alle Peppino nennen. Zu diesem Zeitpunkt pendelt er zwischen dem Großherzogtum und Italien.

Er war bereits mit 18 Jahren nach Differdingen gezogen. Sein gesamter Besitz passte in einen einzigen Koffer. In Luxemburg ist er zunächst als Schrottsammler bei einer Baufirma angestellt. Dank seiner Zuverlässigkeit und Beharrlichkeit arbeitet er sich hoch und wird später Maschinist. Santina heiratet ihn noch vor ihrem 19. Geburtstag und folgt ihm dann nach Luxemburg. Wie viele italienische Familien jener Zeit wollen die beiden zunächst nur vorübergehend bleiben. Sie wollten arbeiten, Geld sparen, die Familie in Italien unterstützen und eines Tages zurückkehren. Doch das Leben hat andere Pläne.Als Santina 1965 mit Celestino schwanger wird und später noch zwei weitere Kinder hinzukommen, rückt die Rückkehr in die alte Heimat immer weiter in die Ferne. Luxemburg wird mehr und mehr zur Heimat. Vor allem, weil die Kinder hier eine Zukunft haben. An seine Heimatstadt Differdingen erinnert er sich noch heute lebhaft. „Die Schornsteine der Stahlwerke spuckten dicke Rauchwolken aus. Für mich war das mehr als Industrie. Ich wusste, dass dahinter die unermüdliche Arbeit der Einwohner steckt. Eine Gruppe von Menschen, die eine enge Verbindung zueinander hatten.“in Ort der Geborgenheit
Celestino wächst zwischen zwei Welten auf. Einerseits gibt es den Alltag draußen. Er geht in Differdingen zur Schule. Hier spricht er Luxemburgisch, findet Freunde und fühlt sich als Teil der Gesellschaft. „Ich hatte nie das Gefühl, nicht dazuzugehören, auch wenn es damals vereinzelt rassistische Bemerkungen gab. Wir haben darüber gelacht. Man muss auch sagen, dass es viele Einwandererkinder in Differdingen und generell in Luxemburg gab. Ich habe mich nie allein gefühlt.“Zu Hause hingegen fühlt sich alles ganz anders an. „Sobald ich die eigenen vier Wände betreten hatte, war es wie in Italien. Es gab hausgemachte italienische Speisen und man sprach Italienisch.“ An vieles denkt er bis heute mit großer Wärme zurück. Hinter dem Haus befand sich ein kleiner Ort, der für ihn Harmonie bedeutete. „Dort hatten wir Hühner, Tauben und Hasen. Jeden Sonntag wurde sorgfältig und mit absoluter Hingabe daraus ein Essen zubereitet. Genauso wichtig war auch unser Gemüsegarten. Als Kinder lernten wir, zu arbeiten. Das sichtbare Endergebnis, also die Ernte, beflügelte uns.“

Essen spielt im Hause Fecchi eine zentrale Rolle. Nicht nur wegen der Gerichte selbst, sondern auch wegen der Gemeinschaft, die dadurch entsteht. „Meine Mutter liebte es zu kochen. Am meisten begeisterten sie jedoch die Nachmittage mit den italienischen Nachbarinnen. Sie stellten gemeinsam Pasta her. Das war mehr als nur Kochen. Es war ein Treffpunkt zum Lachen, zum Reden und zum Zusammensein.“ Neben ihrer Arbeit als Reinigungskraft schuf Santina auf diese Weise Begegnungsorte und pflegte die Kultur, die sie aus Italien mitgebracht hatte.Gastfreundschaft ist für sie selbstverständlich. „Wenn Besuch kam, musste bei meiner Mutter alles perfekt sein. Alles war aufgeräumt. Es stand keine einzige Tasse herum. Mein Vater regte sich hingegen immer auf, wenn er an einen anderen Ort eingeladen wurde und ihm nichts zu trinken angeboten wurde. So etwas wäre bei uns zu Hause niemals passiert“, witzelt Fecchi.

Während die Mutter für Gemeinschaft und Hingabe steht, vermittelt der Vater andere Werte. „Mein Vater hat mir beigebracht, wie wichtig es ist, sich anzustrengen und auf seine Ziele hinzuarbeiten. Für ihn waren die ersten Jahre hier nicht einfach. Als er nach Luxemburg kam, lebte er zunächst in einem Zehnbettzimmer. Trotzdem haben sich alle gegenseitig geholfen. Niemand erwartete etwas zurück. Es ging um Menschlichkeit.“ Diese Werte prägen Celestino bis heute.Italienische Luft
Zur Familiengeschichte gehören auch die jährlichen Sommerreisen nach Italien. Für die Eltern ist diese Tradition selbstverständlich, für die Kinder manchmal weniger. „Bis zu meinem 19. Lebensjahr musste ich praktisch jedes Jahr mitfahren“, erzählt er heute lachend. „Als ich meinen ersten Job hatte, habe ich plötzlich immer behauptet, dass ich im August leider keinen Urlaub bekommen würde.“

Trotzdem sind ihm viele dieser Reisen in bester Erinnerung geblieben. Vor allem die langen Autofahrten. „Ich weiß noch, wie wir einmal unterwegs waren. Plötzlich kurbelte mein Vater das Fenster herunter und sagte stolz: ‚Ah, l’aria italiana! Das ist die italienische Luft!‘ Meine Mutter antwortete nur: ‚Aber wir sind doch noch in der Schweiz!‘ Und wir mussten alle lachen.“
Während Santina sich mit den Jahren immer stärker in Luxemburg verwurzelt, vermisst Giuseppe seine Heimat bis zuletzt. Gubbio, die Familie, die Freunde und die Eigenheiten seines Dorfes bleiben immer ein Teil von ihm. Doch selbst im Ruhestand hält er an seinem gewohnten Rhythmus in Luxemburg fest. „Er stand immer zur gleichen Zeit auf, trank seinen Kaffee und machte sich an die Arbeit. Entweder im Garten oder im Haus. Eine Pause gab es eigentlich nur, wenn er nach Italien fuhr. Kaum war er zurück, wurde wieder gearbeitet. Ich weiß noch, wie er sich zuletzt in Baumfällarbeiten stürzte.“ Zwei Tage später dann der Schock: Giuseppe verstirbt unerwartet nach einem medizinischen Eingriff. Das war im Jahr 2007. Sein Wunsch war es, nach Italien zurückzukehren. Die Familie erfüllt ihm diesen letzten Wunsch.

Vom Banker zum Buchautor
Viele dieser Momente sind für ihn prägend, doch wie das oft so ist, geraten sie im Laufe des Lebens in Vergessenheit. Bis Celestino Fecchi 2025 beginnt, die Geschichte seiner Familie aufzuschreiben. Zu diesem Zeitpunkt liegt bereits ein abwechslungsreiches Berufsleben hinter ihm. Nach einer Karriere im Bankenwesen, in der er eine Führungsposition innehat, zieht er mit 40 Jahren bewusst einen Schlussstrich. „Ich habe jeden Tag zehn Stunden gearbeitet und war unzufrieden. Dann habe ich den Schritt gewagt, etwas vollkommen anderes zu machen. Finanziell muss ich Einbußen machen, aber meine Lebensqualität war mir wichtiger.“
Er wechselt zur Gemeinde und arbeitet mehr als 20 Jahre lang in der dortigen Sportabteilung. Dort organisiert er Programme und leitet Kurse. 2025 geht er schließlich in den Ruhestand. Er beschließt, sich nun noch intensiver dem Karatesport zu widmen und sogar an nationalen Meisterschaften teilzunehmen. Doch daraus wird nichts. Er reißt sich die Achillessehne und muss mehrere Monate pausieren. Für einen aktiven Menschen wie ihn ist die erzwungene Ruhe kaum auszuhalten.

Beim Aufräumen fällt ihm ein Weihnachtsgeschenk seiner Söhne in die Hände: ein Buch zum Selbstausfüllen mit Fragen zum eigenen Leben und zu den wichtigsten Erinnerungen. Doch statt die vorgegebenen Seiten auszufüllen, nimmt er leere Blätter zur Hand und beginnt zu schreiben. „Während des Schreibens merkte ich, wie die Erinnerungen einfach flossen. Es hatte etwas Befreiendes. Mir wurde bewusst, wie wichtig es ist, diese Geschichten festzuhalten, bevor sie verschwinden.“ Aus einigen Notizen wird schließlich ein ganzes Buch.
Ein Vermächtnis für die nächste Generation
2025 erscheint sein Werk auf Französisch. Seit diesem Jahr gibt es auch eine italienische Ausgabe. Dafür gab es einen konkreten Auslöser. Der Bürgermeister von Gubbio besuchte Luxemburg im Rahmen eines offiziellen Aufenthalts. So bot sich für Celestino Fecchi die Gelegenheit, ihm ein Exemplar seines Buches zu überreichen. Diese Begegnung ist ihm besonders in Erinnerung geblieben. Der Bürgermeister blätterte zwar interessiert durch das französische Werk, doch dann sagte er: „Ma non capisco, Celestino.“ Er verstehe den Inhalt nicht.

Diese Begegnung bestärkt Fecchi darin, auch eine italienische Ausgabe zu veröffentlichen. „So können die Menschen in Italien das Buch ebenfalls lesen. Auch für viele von ihnen ist es ein Teil ihrer Geschichte. Nicht wenige sind auch von Luxemburg aus wieder zurückgekehrt.“ Als er dem Bürgermeister schließlich die italienische Version überreichen kann, hat dieser Moment für ihn eine besondere Symbolkraft. „Mein Vater kam in den 1950er Jahren nach Luxemburg. Knapp 70 Jahre später fahre ich nach Italien und gebe der Gemeinde dort etwas zurück.“
Gerade für Menschen mit einer ähnlichen Familiengeschichte bedeutet das viel. „Ich kenne viele Leute mit einer Einwanderungsgeschichte, die das Buch gelesen haben. Viele haben mir erzählt, dass sie sich darin wiedergefunden haben“, sagt Fecchi. Zudem könne er, so schildert er es, auf Italienisch seine Emotionen ganz anders ausdrücken.
„Con il cuore e con la volontà“ ist jedoch mehr als eine Familiengeschichte. Neben seinen Erinnerungen beschreibt Fecchi auch die Herausforderungen seines Lebens und die Einstellung, mit der er ihnen begegnet ist. Das Buch handelt von Resilienz, von innerer Stärke und der Fähigkeit, Rückschläge zu überwinden. Es erzählt davon, wie sehr ihn die Werte seiner Eltern geprägt haben: der Fleiß und die Beharrlichkeit seines Vaters sowie die Gemeinschaft, Gastfreundschaft und Hingabe seiner Mutter.

Vor allem aber möchte er diese Werte an seine Söhne weitergeben. Ihnen ist das Buch gewidmet. Anfangs hätten sie sein Vorhaben noch mit einer gewissen Skepsis begleitet. „Oh nein, was schreibst du da?“, hätten sie scherzhaft gefragt. Heute sehen sie das anders. Für sie ist das Buch zu einer Familienchronik geworden. Zu einer Sammlung von Erinnerungen, die sonst vielleicht verloren gegangen wären.Und wenn Mutter Santina heute im Altersheim die italienischen Zeilen ihres Sohnes liest, schließt sich ein Kreis. Die Erinnerungen an Gubbio, die Ankunft in Luxemburg, Hoffnungen, Entbehrungen und Neuanfänge einer Einwanderergeneration sind darin festgehalten. Was ihre Demenz Stück für Stück verblassen lässt, bleibt zwischen zwei Buchdeckeln erhalten.
Luxemburger Wort
26.08.2026

Luxemburger Wort

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Telecran
26.08.2026 Edition 35/2026

Telecran

Erinnerungen lebendig halten

Santina Fecchi-Diamantini sitzt im Altersheim und liest ein Buch. Es ist jedoch kein gewöhnliches Buch, denn es wurde von ihrem Sohn Celestino geschrieben. Der Titel lautet „Con il cuore e con la volontà“, zu Deutsch: „Mit Herz und Willenskraft“. Das Buch ist auf Italienisch verfasst, jener Sprache, die sie bis heute am besten beherrscht. Seite für Seite führt es sie zurück in ein Leben, das sie vor Jahrzehnten hinter sich ließ und doch nie ganz verlassen hat. Zurück nach Gubbio in Umbrien. Zurück zu den Anfängen einer Familie, die in Luxemburg eine neue Heimat fand.
Für Santina sind diese Erinnerungen von unschätzbarem Wert. Ihre Demenz lässt vieles allmählich verblassen. Manchmal vergisst sie sogar, dass ihr Sohn sie regelmäßig besucht. Doch die Geschichten in seinem Buch schenken ihr vertraute Bilder. Sie erinnern sie an ein glückliches Jahre, an Herausforderungen, an Mut und Zusammenhalt.
Genau das war Celestino Fecchis Intention, als er dieses Buch schrieb. Es soll Erinnerungen bewahren, bevor sie verloren gehen. Es ist eine Hommage an seine Eltern, eine Geschichte über Migration und Neuanfang. Vor allem aber ist es ein Vermächtnis für seine drei Söhne.
„Ich hatte nie das Gefühl, nicht dazuzugehören, auch wenn es damals vereinzelt rassistische Bemerkungen gab.“
Seine Geschichte beginnt lange vor seiner eigenen Geburt. Seine Mutter Santina hat ihre Heimatstadt Gubbio im Alter von 13 Jahren verlassen, um in Rom als Haushaltshilfe und Kindermädchen zu arbeiten. Bei einem ihrer seltenen Besuche in der Heimat begegnet sie Giuseppe Fecchi, den alle Peppino nennen. Zu diesem Zeitpunkt pendelt er zwischen dem Großherzogtum und Italien.
Er war bereits mit 18 Jahren nach Differdingen gezogen. Sein gesamter Besitz passte in einen einzigen Koffer. In Luxemburg ist er zunächst als Schrottsammler bei einer Baufirma angestellt. Dank seiner Zuverlässigkeit und Beharrlichkeit arbeitet er sich hoch und wird später Maschinist. Santina heiratet ihn noch vor ihrem 19. Geburtstag und folgt ihm dann nach Luxemburg. Wie viele italienische Familien jener Zeit wollen die beiden zunächst nur vorübergehend bleiben. Sie wollen arbeiten, Geld sparen, die Familie in Italien unterstützen und eines Tages zurückkehren. Doch das Leben hat andere Pläne.
Als Santina 1965 mit Celestino schwanger wird und später noch zwei weitere Kinder hinzukommen, rückt die Rückkehr in die alte Heimat immer weiter in die Ferne. Luxemburg wird mehr und mehr zur Heimat. Vor allem, weil die Kinder hier eine Zukunft haben. An seine Heimatstadt Differdingen erinnert sich Celestino noch heute lebhaft. „Die Schornsteine der Stahlwerke spuckten dicke Rauchwolken aus. Für mich war das mehr als Industrie. Ich wusste, dass dahinter die unermüdliche Arbeit der Einwohner steckt. Eine Gruppe von Menschen, die eine enge Verbindung zueinander hatten.“
Ein Ort der Geborgenheit
Celestino wächst zwischen zwei Welten auf. Einerseits gibt es den Alltag draußen. Er geht in Differdingen zur Schule. Hier spricht er Luxemburgisch, findet Freunde und fühlt sich als Teil der Gesellschaft. „Ich hatte nie das Gefühl, nicht dazuzugehören, auch wenn es damals vereinzelt rassistische Bemerkungen gab. Wir haben darüber gelacht. Man muss auch sagen, dass es viele Einwandererkinder in Differdingen und generell in Luxemburg gab. Ich habe mich nie allein gefühlt.“
Zu Hause hingegen fühlt sich alles ganz anders an. „Sobald ich die eigenen vier Wände betreten habe, war es wie in Italien. Es gab hausgemachte italienische Speisen und man sprach Italienisch.“ An vieles denkt er bis heute mit großer Wärme zurück. Hinter dem Haus befand sich ein kleiner Ort, der für ihn Harmonie bedeutete. „Dort hatten wir Hühner, Tauben und Hasen. Jeden Sonntag wurde sorgfältig und mit absoluter Hingabe daraus ein Essen zubereitet. Genauso wichtig war auch unser Gemüsegarten. Als Kinder lernten wir, zu arbeiten. Das sichtbare Endergebnis, also die Ernte, beflügelte uns.“
Essen spielt im Hause Fecchi eine zentrale Rolle. Nicht nur wegen der Gerichte selbst, sondern auch wegen der Gemeinschaft, die dadurch entsteht. „Meine Mutter liebte es zu kochen. Am meisten begeisterten sie jedoch die Nachmittage mit den italienischen Nachbarinnen. Sie stellten gemeinsam Pasta her. Das war mehr als nur Kochen. Es war ein Treffpunkt zum Lachen, zum Reden und zum Zusammensein.“ Neben ihrer Arbeit als Reinigungskraft schuf Santina auf diese Weise Begegnungsorte und pflegte die Kultur, die sie aus Italien mitgebracht hatte.
Gastfreundschaft ist für sie selbstverständlich. „Wenn Besuch kam, musste bei meiner Mutter alles perfekt sein. Alles war aufgeräumt. Es stand keine einzige Tasse herum. Mein Vater regte sich hingegen immer auf, wenn er an einen anderen Ort eingeladen wurde und ihm nichts zu trinken angeboten wurde. So etwas wäre bei uns zu Hause niemals passiert“, erzählt Fecchi.
Während die Mutter für Gemeinschaft und Hingabe steht, vermittelt der Vater andere Werte. „Mein Vater hat mir beigebracht, wie wichtig es ist, sich anzustrengen und auf seine Ziele hinzuarbeiten. Für ihn waren die ersten Jahre hier nicht einfach. Als er nach Luxemburg kam, lebte er zunächst in einem Zehnbettzimmer. Trotzdem haben sich alle gegenseitig geholfen. Niemand erwartete etwas zurück. Es ging um Menschlichkeit.“ Diese Werte prägen Celestino bis heute.
Italienische Luft
Zur Familiengeschichte gehören auch die jährlichen Sommerreisen nach Italien. Für die Eltern ist diese Tradition selbstverständlich, für die Kinder manchmal weniger. „Bis zu meinem 19. Lebensjahr musste ich praktisch jedes Jahr mitfahren“, erzählt er heute lachend. „Als ich meinen ersten Job hatte, habe ich plötzlich immer behauptet, dass ich im August leider keinen Urlaub bekommen würde.“
Trotzdem sind ihm viele dieser Reisen in bester Erinnerung geblieben. Vor allem die langen Autofahrten. „Ich weiß noch, wie wir einmal unterwegs waren. Plötzlich kurbelte mein Vater das Fenster herunter und sagte stolz: ‚Ah, l’aria italiana! Das ist die italienische Luft!‘ Meine Mutter antwortete nur: ‚Aber wir sind doch noch in der Schweiz!‘ Und wir mussten alle lachen.“
Während Santina sich mit den Jahren immer stärker in Luxemburg verwurzelt, vermisst Giuseppe seine Heimat bis zuletzt. Gubbio, die Familie, die Freunde und die Eigenheiten seines Dorfes bleiben immer ein Teil von ihm. Doch selbst im Ruhestand hält er an seinem gewohnten Rhythmus in Luxemburg fest. „Er stand immer zur gleichen Zeit auf, trank seinen Kaffee und machte sich an die Arbeit. Entweder im Garten oder im Haus. Eine Pause gab es eigentlich nur, wenn er nach Italien fuhr. Kaum war er zurück, wurde wieder gearbeitet. Ich weiß noch, wie er sich zuletzt in Baumfällarbeiten stürzte.“ Zwei Tage später dann der Schock: Giuseppe verstirbt unerwartet nach einem medizinischen Eingriff. Das war im Jahr 2007. Sein Wunsch war es, nach Italien zurückzukehren. Die Familie erfüllt ihm diesen letzten Wunsch.
Viele dieser Momente sind für ihn prägend, doch wie das oft so ist, geraten sie im Laufe des Lebens in Vergessenheit. Bis Celestino Fecchi 2025 beginnt, die Geschichte seiner Familie aufzuschreiben. Zu diesem Zeitpunkt liegt bereits ein abwechslungsreiches Berufsleben hinter ihm. Nach einer Karriere im Bankenwesen, in der er eine Führungsposition innehat, zieht er mit 40 Jahren bewusst einen Schlussstrich. „Ich habe jeden Tag zehn Stunden gearbeitet und war unzufrieden. Dann habe ich den Schritt gewagt, etwas vollkommen anderes zu machen. Finanziell muss ich Einbußen machen, aber meine Lebensqualität war mir wichtiger.“
Er wechselt zur Gemeindearbeit und mehr als 20 Jahre lang in der dortigen Sportabteilung. Dort organisiert er Programme und leitet Kurse. 2025 geht er schließlich in den Ruhestand. Er beschließt, sich nun noch intensiver dem Karatesport zu widmen und sogar an nationalen Meisterschaften teilzunehmen. Doch daraus wird nichts. Er reißt sich die Achillessehne und muss mehrere Monate pausieren. Für einen aktiven Menschen wie ihn ist die erzwungene Ruhe kaum auszuhalten.
Beim Aufräumen fällt ihm ein Weihnachtsgeschenk seiner Söhne in die Hände: ein Buch zum Selbstausfüllen mit Fragen zum eigenen Leben und zu den wichtigsten Erinnerungen. Doch statt die vorgegebenen Seiten auszufüllen, nimmt er leere Blätter zur Hand und beginnt zu schreiben. „Während des Schreibens merkte ich, wie die Erinnerungen einfach flossen. Es hatte etwas Befreiendes. Mir wurde bewusst, wie wichtig es ist, diese Geschichten festzuhalten, bevor sie verschwinden.“ Aus einigen Notizen wird schließlich ein ganzes Buch.
Ein Vermächtnis für die nächste Generation
2025 erscheint sein Werk auf Französisch. Seit diesem Jahr gibt es auch eine italienische Ausgabe. Dafür gab es einen konkreten Auslöser. Der Bürgermeister von Gubbio besuchte Luxemburg im Rahmen eines offiziellen Aufenthalts. So bot sich für Celestino Fecchi die Gelegenheit, ihm ein Exemplar seines Buches zu überreichen. Diese Begegnung ist ihm besonders in Erinnerung geblieben. Der Bürgermeister blätterte zwar interessiert durch das französische Werk, doch dann sagte er: „Non capisco, Celestino.“ Er verstehe den Inhalt nicht.
Diese Begegnung bestärkt Fecchi darin, auch eine italienische Ausgabe zu veröffentlichen. „So können die Menschen in Italien das Buch ebenfalls lesen. Auch für viele von ihnen ist es ein Teil ihrer Geschichte. Nicht wenige sind auch von Luxemburg aus wieder zurückgekehrt.“ Als er dem Bürgermeister schließlich die italienische Version überreichen kann, hat dieser Moment für ihn eine besondere Symbolkraft. „Mein Vater kam in den 1950er Jahren nach Luxemburg. Knapp 70 Jahre später fahre ich nach Italien und gebe der Gemeinde dort etwas zurück.“
Gerade für Menschen mit einer ähnlichen Familiengeschichte bedeutet das viel. „Ich kenne viele Leute mit einer Einwanderungsgeschichte, die das Buch gelesen haben. Viele haben mir erzählt, dass sie sich darin wiedergefunden haben“, sagt Fecchi. Zudem könne er, so schildert er es, auf Italienisch seine Emotionen ganz anders ausdrücken.
„Con il cuore e con la volontà“ ist jedoch mehr als eine Familiengeschichte. Neben seinen Erinnerungen beschreibt Fecchi auch die Herausforderungen seines Lebens und die Einstellung, mit der er ihnen begegnet ist. Das Buch handelt von Resilienz, von innerer Stärke und der Fähigkeit, Rückschläge zu überwinden. Er erzählt davon, wie sehr ihn die Werte seiner Eltern geprägt haben: der Fleiß und die Beharrlichkeit seines Vaters sowie die Gemeinschaft, Gastfreundschaft und Hingabe seiner Mutter.
Vor allem aber möchte er diese Werte an seine Söhne weitergeben. Ihnen ist das Buch gewidmet. Anfangs hätten sie sein Vorhaben noch mit einer gewissen Skepsis begleitet. „Oh nein, was schreibst du da?“, hätten sie scherzhaft gefragt. Heute sehen sie das anders. Für sie ist das Buch zu einer Familienchronik geworden. Zu einer Sammlung von Erinnerungen, die sonst vielleicht verloren gegangen wären.
Und wenn Mutter Santina heute im Altersheim die italienischen Zeilen ihres Sohnes liest, schließt sich ein Kreis. Die Erinnerungen an Gubbio, die Ankunft in Luxemburg, Hoffnungen, Entbehrungen und Neuanfänge einer Einwanderergeneration sind darin festgehalten. Was ihre Demenz Stück für Stück verblassen lässt.

18.07.2026

18.07.2026

Il Messaggero Umbria

Celestino Fecchi nella comunità di Differdange è un riferimento tanto da trasmettere valori e vissuto che ha voluto raccontare nel libro "Di cuore e di volontà" (De coeur et de volonté), tradotto anche in lingua italiana come annunciato in un incontro con il sindaco Vittorio Fiorucci. La sua è una storia di emigrazione, di una città che i suoi genitori lasciano, Gubbio, e di una che anche Celestino trova perché a Differdange è nato nel 1965. In questo racconto intimo e ispirante, ripercorre i momenti salienti della vita, le sfide, i successi e le lezioni apprese lungo il cammino. Non solo una testimonianza ma una dichiarazione d'amore ai suoi figli, l'eredità dell'esperienza e delle emozioni.
Celestino Fecchi ha realizzato l’edizione italiana del libro Con il cuore e con la volontà: “Ho mantenuto la promessa fatta al sindaco Fiorucci”
09.06.2026 Vivo Gubbio

Celestino Fecchi ha realizzato l’edizione italiana del libro Con il cuore e con la volontà: “Ho mantenuto la promessa fatta al sindaco Fiorucci”

a realizzato l’edizione italiana del libro “De cœur et de volonté”, dal titolo “Con il cuore e con la volontà” e disponibile su Amazon, scritto da Celestino Fecchi. La sua è una storia di emigrazione, di una città che i suoi genitori lasciano, Gubbio, e di una che anche Celestino trova perché a Differdange, in Lussemburgo, è nato nel 1965. In questo racconto intimo e ispirante, ripercorre i momenti salienti della vita, le sfide, i successi e le lezioni apprese lungo il cammino. Non solo una testimonianza ma una dichiarazione d’amore ai suoi figli, l’eredità dell’esperienza e delle emozioni destinata a guidarli nei loro percorsi.

Attraverso dodici capitoli, Fecchi condivide aneddoti commoventi, scelte cruciali e valori essenziali in un viaggio autobiografico in cui illustra la potenza del cuore e della volontà di fronte alle prove dell’esistenza. Un testo sincero e che si rivela toccante, scritto con il desiderio di trasmettere la forza di credere in sé stessi e l’importanza di amare senza riserve.

Fecchi ha incontrato a Lussemburgo il sindaco Vittorio Fiorucci, in visita istituzionale a metà aprile e al quale ha consegnato una copia della versione francese. In quell’occasione, il sindaco gli chiesto quando sarebbe stata disponibile la traduzione italiana con la promessa di riuscirci quanto prima.

“Oggi sono felice di poter dire – confessa Fecchi – che quella promessa è stata mantenuta. Ci sono libri che si leggono, e altri che si sentono, questa è l’autobiografia di un padre per i suoi figli e soprattutto si sente. Non racconta semplicemente la mia storia, la confido”. Suo padre diciottenne salì in Lussemburgo alla fine degli anni ’50 nella speranza di un futuro migliore, mentre la madre tredicenne si trasferì a Roma cominciando subito a lavorare per dare una mano alla famiglia.

I due si sono conosciuti e sposati decidendo di andare a vivere a Differdange trasmettendo ai figli i valori italiani ed eugubini. La vita di Celestino è un viaggio intrecciato con radici profonde e molteplici passioni: inizialmente la carriera bancaria, poi il richiamo dello sport, l’insegnamento e la condivisione del suo sapere. Istruttore sportivo, cintura nera di karate e “allenatore di non violenza”, come si definisce, ha trasformato ogni esperienza in una lezione di perseveranza, equilibrio e ricerca interiore.

“Questo libro è un grido del cuore – dice -, una lettera intima carica di emozione, un’eredità scritta per noi figli, ma che va oltre la cerchia familiare. Dal karate ho imparato una lezione essenziale: ogni caduta è un’opportunità, ogni combattimento una rivelazione. Viene trasmesso un messaggio universale sulla resilienza, la forza interiore e l’amore indistruttibile di un padre, è un dialogo interiore rivolto ai suoi figli”.

Il racconto si snoda “attraverso le tappe della sua vita, ci ricorda che la più grande forza risiede nella trasmissione tra generazioni. Ogni parola risuona come una confidenza, ogni pagina è una mano tesa verso chi cerca punti di riferimento, valori, una via da seguire”. Dietro la casa, i suoi genitori avevano sistemato un piccolo spazio che per Celestino simboleggiava stabilità e armonia. Una baracca ospitava galline, piccioni e conigli che i suoi genitori allevavano con cura. Ogni domenica il pranzo veniva preparato con questi prodotti, in una celebrazione del lavoro e della dedizione. Questo spazio non si riduceva all’utilità pratica: era un luogo intriso di serenità, una bolla di semplicità in una vita scandita dalle responsabilità.

“Nella mia mente di bambino – evidenzia – rappresentava un equilibrio perfetto tra la fatica e i semplici piaceri della vita. Mia madre amava cucinare, ciò che più apprezzava erano i pomeriggi trascorsi con le vicine a preparare la pasta fatta in casa. Quei momenti erano molto più che compiti domestici, erano istanti di complicità femminile, risate, confidenze e condivisione”.

Immancabile la tradizione della concia tradizionale del maiale: “Questo rito, seppur faticoso, simboleggiava la loro ingegnosità e previdenza. Allo stesso modo, l’orto familiare, dove crescevano verdure e frutta, era uno spazio centrale della nostra vita. Noi bambini imparavamo a lavorarci, ad apprezzare la terra e a gustare i frutti dei nostri sforzi”.

In Lussemburgo ha preservato le radici: “Crescendo a Differdange, circondato da questa ricca eredità, ho imparato che la vita è fatta di sfide ma anche di bellezza e resilienza. Da mio padre, con la sua forza e il suo senso del dovere, ho imparato l’importanza dell’impegno. Mia madre, con la sua dolcezza e la capacità di creare legami, ha trasmesso l’essenza dell’amore incondizionato. Queste radici, profondamente ancorate tra le terre del Lussemburgo e di Gubbio costituiscono il fondamento della mia identità. Mi ricordano ogni giorno che sono il frutto dei sacrifici e delle speranze di chi mi ha preceduto”.
Celestino Fecchi racconta nel libro “Di cuore e di volontà” la sua vita in Lussemburgo con le radici eugubine
07.09.2025 Vivo Gubbio

Celestino Fecchi racconta nel libro “Di cuore e di volontà” la sua vita in Lussemburgo con le radici eugubine

Article paru dans la presse italienne

La vita è una questione di cuore, volontà e radici che non si dimenticano mai. Celestino Fecchi si porta dietro tutto, senza tralasciare valori ed emozioni di un vissuto che ha voluto raccontare nel libro “Di cuore e di volontà” (De cœur et de volonté). La sua è una storia di emigrazione, di una città che i suoi genitori lasciano, Gubbio, e di una che anche Celestino trova perché a Differdange, in Lussemburgo, è nato nel 1965. In questo racconto intimo e ispirante, ripercorre i momenti salienti della vita, le sfide, i successi e le lezioni apprese lungo il cammino. Non solo una testimonianza ma una dichiarazione d’amore ai suoi figli, l’eredità dell’esperienza e delle emozioni destinata a guidarli nei loro percorsi.

Attraverso dodici capitoli, Fecchi condivide aneddoti commoventi, scelte cruciali e valori essenziali in un viaggio autobiografico in cui illustra la potenza del cuore e della volontà di fronte alle prove dell’esistenza. Un testo sincero e che si rivela toccante, scritto con il desiderio di trasmettere la forza di credere in sé stessi e l’importanza di amare senza riserve.

“Ci sono libri che si leggono, e altri che si sentono – racconta -, questa è l’autobiografia di un padre per i suoi figli e soprattutto si sente. Non racconta semplicemente la mia storia, la confido”. Suo padre diciottenne salì in Lussemburgo alla fine degli anni ’50 nella speranza di un futuro migliore, mentre la madre tredicenne si trasferì a Roma cominciando subito a lavorare per dare una mano alla famiglia.

I due si sono conosciuti e sposati decidendo di andare a vivere a Differdange trasmettendo ai figli i valori italiani ed eugubini. La vita di Celestino è un viaggio intrecciato con radici profonde e molteplici passioni: inizialmente la carriera bancaria, poi il richiamo dello sport, l’insegnamento e la condivisione del suo sapere. Istruttore sportivo, cintura nera di karate e “allenatore di non violenza”, come si definisce, ha trasformato ogni esperienza in una lezione di perseveranza, equilibrio e ricerca interiore.

“Questo libro è un grido del cuore – dice -, una lettera intima carica di emozione, un’eredità scritta per noi figli, ma che va oltre la cerchia familiare. Dal karate ho imparato una lezione essenziale: ogni caduta è un’opportunità, ogni combattimento una rivelazione. Viene trasmesso un messaggio universale sulla resilienza, la forza interiore e l’amore indistruttibile di un padre, è un dialogo interiore rivolto ai suoi figli”.

Il racconto si snoda “attraverso le tappe della sua vita, ci ricorda che la più grande forza risiede nella trasmissione tra generazioni. Ogni parola risuona come una confidenza, ogni pagina è una mano tesa verso chi cerca punti di riferimento, valori, una via da seguire”. Dietro la casa, i suoi genitori avevano sistemato un piccolo spazio che per Celestino simboleggiava stabilità e armonia. Una baracca ospitava galline, piccioni e conigli che i suoi genitori allevavano con cura. Ogni domenica il pranzo veniva preparato con questi prodotti, in una celebrazione del lavoro e della dedizione. Questo spazio non si riduceva all’utilità pratica: era un luogo intriso di serenità, una bolla di semplicità in una vita scandita dalle responsabilità.

“Nella mia mente di bambino – evidenzia – rappresentava un equilibrio perfetto tra la fatica e i semplici piaceri della vita. Mia madre amava cucinare, ciò che più apprezzava erano i pomeriggi trascorsi con le vicine a preparare la pasta fatta in casa. Quei momenti erano molto più che compiti domestici, erano istanti di complicità femminile, risate, confidenze e condivisione”.

Immancabile la tradizione della concia tradizionale del maiale: “Questo rito, seppur faticoso, simboleggiava la loro ingegnosità e previdenza. Allo stesso modo, l’orto familiare, dove crescevano verdure e frutta, era uno spazio centrale della nostra vita. Noi bambini imparavamo a lavorarci, ad apprezzare la terra e a gustare i frutti dei nostri sforzi”.

In Lussemburgo ha preservato le radici: “Crescendo a Differdange, circondato da questa ricca eredità, ho imparato che la vita è fatta di sfide ma anche di bellezza e resilienza. Da mio padre, con la sua forza e il suo senso del dovere, ho imparato l’importanza dell’impegno. Mia madre, con la sua dolcezza e la capacità di creare legami, ha trasmesso l’essenza dell’amore incondizionato. Queste radici, profondamente ancorate tra le terre del Lussemburgo e di Gubbio costituiscono il fondamento della mia identità. Mi ricordano ogni giorno che sono il frutto dei sacrifici e delle speranze di chi mi ha preceduto”.

traduction: en français

Celestino Fecchi raconte dans le livre « Di cuore e di volontà » sa vie au Luxembourg avec ses racines d'Eugubino

La vie est une question de cœur, de volonté et de racines que l'on n'oublie jamais. Celestino Fecchi porte tout avec lui, sans négliger les valeurs et les émotions d'un vécu qu'il a voulu raconter dans le livre « Di cuore e di volontà » (De cœur et de volonté). C'est une histoire d'émigration, d'une ville que ses parents quittent — Gubbio — et d'une autre que Celestino trouve également, car c'est à Differdange, au Luxembourg, qu'il est né en 1965. Dans ce récit intime et inspirant, il retrace les moments marquants de sa vie, les défis, les succès et les leçons apprises en chemin. Plus qu'un témoignage, c'est une déclaration d'amour à ses enfants, un héritage d'expériences et d'émotions destiné à les guider dans leurs propres parcours.

À travers douze chapitres, Fecchi partage des anecdotes émouvantes, des choix cruciaux et des valeurs essentielles dans un voyage autobiographique où il illustre la puissance du cœur et de la volonté face aux épreuves de l'existence. Un texte sincère qui se révèle touchant, écrit avec le désir de transmettre la force de croire en soi et l'importance d'aimer sans réserve.

« Il y a des livres qu'on lit, et d'autres qu'on ressent — raconte-t-il —, c'est l'autobiographie d'un père pour ses enfants, et surtout elle se ressent. Je ne raconte pas simplement mon histoire, je la confie. » Son père, âgé de dix-huit ans, est monté au Luxembourg à la fin des années 1950 dans l'espoir d'un avenir meilleur, tandis que sa mère, âgée de treize ans, s'est installée à Rome en commençant aussitôt à travailler pour aider la famille.

Les deux se sont rencontrés et mariés, décidant de s'installer à Differdange en transmettant à leurs enfants les valeurs italiennes et eugubines. La vie de Celestino est un voyage mêlé de racines profondes et de passions multiples : d'abord une carrière bancaire, puis l'appel du sport, l'enseignement et le partage de son savoir. Instructeur sportif, ceinture noire de karaté et « entraîneur de non-violence », comme il se définit lui-même, il a transformé chaque expérience en une leçon de persévérance, d'équilibre et de recherche intérieure.

« Ce livre est un cri du cœur — dit-il —, une lettre intime chargée d'émotion, un héritage écrit pour nous, les enfants, mais qui dépasse le cercle familial. Du karaté, j'ai appris une leçon essentielle : chaque chute est une opportunité, chaque combat une révélation. Un message universel est transmis sur la résilience, la force intérieure et l'amour indestructible d'un père ; c'est un dialogue intérieur adressé à ses enfants. »

Le récit se déroule « à travers les étapes de sa vie, nous rappelant que la plus grande force réside dans la transmission entre générations. Chaque mot résonne comme une confidence, chaque page est une main tendue vers celui qui cherche des repères, des valeurs, un chemin à suivre ». Derrière la maison, ses parents avaient aménagé un petit espace qui symbolisait pour Celestino la stabilité et l'harmonie. Une cabane abritait des poules, des pigeons et des lapins que ses parents élevaient avec soin. Chaque dimanche, le repas était préparé à partir de ces produits, dans une célébration du travail et du dévouement. Cet espace n'était pas réduit à son utilité pratique : c'était un lieu empreint de sérénité, une bulle de simplicité dans une vie rythmée par les responsabilités.

« Dans mon esprit d'enfant — souligne-t-il —, cela représentait un équilibre parfait entre la peine et les plaisirs simples de la vie. Ma mère aimait cuisiner ; ce qu'elle appréciait le plus, c'étaient les après-midis passés avec les voisines à préparer les pâtes faites maison. Ces moments étaient bien plus que des tâches domestiques : c'étaient des instants de complicité féminine, de rires, de confidences et de partage. »

La tradition de la charcuterie du cochon était incontournable : « Ce rite, bien que laborieux, symbolisait leur ingéniosité et leur prévoyance. De même, le jardin familial, où poussaient légumes et fruits, était un espace central de notre vie. Nous, les enfants, apprenions à y travailler, à apprécier la terre et à savourer les fruits de nos efforts. »

Au Luxembourg, il a préservé ses racines : « En grandissant à Differdange, entouré de ce riche héritage, j'ai appris que la vie est faite de défis, mais aussi de beauté et de résilience. De mon père, avec sa force et son sens du devoir, j'ai appris l'importance de l'engagement. Ma mère, avec sa douceur et sa capacité à créer des liens, m'a transmis l'essence de l'amour inconditionnel. Ces racines, profondément ancrées entre les terres du Luxembourg et de Gubbio, constituent le fondement de mon identité. Elles me rappellent chaque jour que je suis le fruit des sacrifices et des espoirs de ceux qui m'ont précédé. »
Article de presse
28.05.2025 REVUE

Article de presse

Littérature

Intime et inspirant
Il y a des livres que l’on lit, et d’autres que l’on ressent. « De cœur et de volonté. Autobiographie d’un père pour ses enfants » appartient à cette seconde catégorie. Celestino Fecchi ne raconte pas simplement son histoire : il la confie. Dans ce récit intime et inspirant, il retrace les moments marquants de sa vie, ses défis, ses réussites et les leçons apprises au fil du temps. Plus qu’un simple témoignage, ce livre est une déclaration d’amour à ses enfants, une transmission d’expérience et un héritage émotionnel destiné à les guider sur leurs propres chemins.
À travers douze chapitres, l’auteur partage des anecdotes émouvantes, des choix cruciaux et des valeurs essentielles. Ce voyage autobiographique illustre la puissance du cœur et de la volonté face aux épreuves de la vie. Un livre sincère et touchant, écrit avec le désir de transmettre ce qu’il y a de plus précieux : la force de croire en soi et l’importance d’aimer sans réserve.
De cœur et de volonté. Autobiographie d’un père pour ses enfants,

Celestino Fecchi, F. Éditions Baudelaire,
ISBN 979-10-203-8848-8, 15,50 Euro

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